Procedure concorsuali
Permanere sul mercato in modo competitivo rappresenta, per ogni impresa, una sfida sempre più complessa.
L’attuale contesto economico è segnato da una continua trasformazione dei bisogni e dei gusti dei consumatori, sempre più mutevoli, frammentati e influenzati da dinamiche globali, tecnologiche e culturali.
L’impresa è dunque chiamata a un costante esercizio di adattamento strategico, pena l’erosione della propria posizione competitiva.
In proposito, va rilevato che la crisi d’impresa può avere diverse cause, endogene o esogene, imputabili al titolare e/o ai soggetti deputati alla gestione dell’impresa.
Tra i fenomeni entecheliani della crisi d’impresa si annoverano la disorganizzazione e/o l’inadeguatezza della forza lavoro, l’obsolescenza degli impianti, l’eccesso o la carenza di capacità produttiva, il sovraindebitamento e un’eccessiva immobilizzazione degli investimenti che impedisce il ritorno di flussi finanziari in tempi compatibili con le esigenze della gestione corrente.
La crisi d’impresa può essere causata, come accennato, anche da contingenze esterne alla vita dell’impresa, estranee alla sfera di controllo dell’imprenditore.
È possibile fare riferimento ai mutati e fluidi bisogni dei consumatori, al costante e rapido progresso tecnologico, al mutamento, talvolta repentino, delle tendenze sociali, nonché alle crisi determinate da eventi di macroscopiche dimensioni che hanno caratterizzato gli ultimi anni della vita economica a livello nazionale, europeo e internazionale, tra cui:
- la crisi finanziaria del 2008-2009;
- la crisi economica determinata dalla diffusione della pandemia da COVID-19, che ha comportato l’adozione di misure di contenimento generalizzate, di provvedimenti normativi o amministrativi completamente o parzialmente ostativi all’esercizio di attività produttive e commerciali e la drastica contrazione della domanda in numerosi settori economici;
- l’evento inflazionistico, subitaneo, galoppante e imprevedibile, verificatosi a seguito della crisi bellica tra Russia e Ucraina iniziata nel 2022.
L’articolazione del contesto economico spiega anche l’evoluzione del diritto concorsuale italiano.
Se il regio decreto del 1942 era informato da una visione punitiva dell’insolvenza, il vigente Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza è orientato alla prevenzione e al risanamento dello squilibrio economico-patrimoniale dell’impresa.
Il decreto legislativo n. 14 del 2019, infatti, ha introdotto un approccio innovativo, privilegiando la continuità aziendale quale strumento di tutela del valore d’impresa e dei livelli occupazionali.
Il nuovo paradigma si fonda sul concetto di going concern value, ossia il valore di un’impresa in funzionamento.
Il riferimento all’evoluzione normativa rende necessario rammentare che la gestione dello squilibrio economico-patrimoniale dell’azienda si arricchisce di ulteriori profili problematici allorquando si polarizzi l’attenzione intorno al quadro normativo di riferimento approntato dal legislatore.
Giova segnalare, infatti, che il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ha introdotto un sistema organico di strumenti orientato alla prevenzione e all’emersione anticipata della crisi, privilegiando soluzioni negoziali e strumenti di regolazione che consentano la continuità aziendale quando vi siano ancora concrete prospettive di risanamento.
La composizione negoziata, gli accordi di ristrutturazione e il concordato preventivo in continuità rappresentano alcuni degli strumenti fisiologici di gestione della crisi d’impresa, funzionali alla salvaguardia del valore dell’impresa e dei livelli occupazionali.
Determinante, in tale contesto, è il ruolo del professionista avvocato, non mero interprete della norma, ma consulente strategico capace di coniugare competenze giuridiche, sensibilità economico-aziendale e visione prospettica.
L’avvocato assiste l’impresa nell’analisi della situazione patrimoniale e finanziaria, nella valutazione della sostenibilità del debito, nella scelta dello strumento più adeguato e nella conduzione delle trattative con creditori e stakeholder.
Egli garantisce la correttezza sotto il profilo procedurale e processuale dell’iniziativa intrapresa, assiste gli organi gestori per prevenirne o attenuarne responsabilità, contribuisce a costruire un percorso di risanamento giuridicamente corretto ed economicamente credibile.
In conclusione, la competitività non è una condizione statica, ma un equilibrio dinamico che richiede capacità di previsione, adattabilità e tempestività decisionale. L’impresa che sappia riconoscere per tempo i segnali di crisi e avvalersi consapevolmente degli strumenti offerti dall’ordinamento, guidata da una consulenza legale qualificata, può trasformare la difficoltà in un’occasione di riorganizzazione e rilancio.
In tale prospettiva, il diritto non rappresenta solo un vincolo, ma un presidio di stabilità e uno strumento di governo della complessità economica.
